Noce, la ghianda di Giove
Vigoroso, alto fino a 30 metri, dal tronco bianco-grigiastro e dal portamento dritto e maestoso, ha una chioma folta, con foglie voluminose, lunghe fino a 25 centimetri e composte ognuna da meno di una decina di foglioline ovali più piccole. In primavera la fioritura è tardiva e in autunno l’albero perde presto le foglie ma durante l’estate è una magnifica pianta che regala ombra e profumo. Stiamo parlando del noce (Juglans regia L.), albero che appartiene alla famiglia delle Juglandaceae e che ama crescere solo o in piccoli gruppi nelle radure o nei boschetti in posizioni ben esposte al sole, fino ai mille metri d’altitudine. Inizia a fruttificare intorno ai vent’anni di età e può vivere fino a un secolo. In primavera, poco dopo la schiusa di fiori verdi, il noce produce i frutti contenenti i semi: le noci. Anch’esse verdi perché ricoperte da una polpa di questo colore chiamata mallo, maturano verso settembre-ottobre, quando il mallo si scurisce e inizia a fessurarsi, per poi aprirsi e lasciar cadere il suo contenuto: la noce vera e prorpia è ricoperta da due gusci legnosi e contiene un gheriglio di colore biancastro, che altro non è se non il seme della pianta, avvolto in una pellicina marrone. La raccolta di questi frutti è ormai quasi ovunque meccanizzata grazie a scuotitori e raccattatrici meccaniche. Prima di essere messi sul mercato, i frutti devono essere lavati per eliminare ogni residuo di mallo, imbiancati con anidride solforosa ed essiccati per abbassarne un po’ l’umidità. Non si conosce con esattezza l’origine geografica di questo albero anche se la maggioranza dei botanici tende a individuare il suo luogo natale nell’Asia Minore. Portato dai Greci a Roma verso il I secolo a.C., da “Caput Mundi” si diffuse prima in tutta Europa e poi nel resto del pianeta. I Romani consacrarono la pianta a Giove: il suo nome scientifico, infatti, Juglans regia deriva dalla contrazione dell’espressione latina Iovis glans, ghianda di Giove. Durante gli scavi di Pompei, gli archeologi trovarono resti di noci carbonizzate con caratteristiche organolettiche assai simili a quelle della noce di Sorrento che, oggigiorno, è la cultivar più importante e diffusa in Italia. Attualmente nel nostro Paese la regione che vanta il primato nella produzione di noci è proprio la Campania, seguita da Sicilia e Lazio ma la coltivazione di questo albero è diffusa un po’ in tutta la Penisola. L’albero del noce può essere coltivato sia per la produzione dei frutti, sia per il suo pregiatissimo legno, duro, compatto ma di facile lavorazione. Anche il mallo, che non è commestibile, viene utilizzato per la produzione di coloranti (nel ramo cosmetico, per scurire i capelli o come autoabbronzante), per quella degli aromi (è con il mallo che si prepara il famoso liquore Nocino) e in farmaceutica: sono infatti note e utilizzate le sue proprietà antisettiche, vermifughe e cheratinizzanti.
Tra le varietà più diffuse in Italia ci sono la già citata Noce di Sorrento, coltivata anche per il legno del suo tronco, la Franquette, di origine francese e anch’essa a duplice destinazione (frutto e legno), la Harltey, californiana, utilizzata solo per la raccolta dei frutti, la Feltrina, veneta, la Bleggiana, trentina, la Cerreto e la Midland. Quando compriamo questi frutti è bene sapere che dobbiamo consumarli in breve tempo perché irrancidiscono presto e aumentano sensibilmente il loro contenuto d’olio. Molto caloriche (cento grammi forniscono al nostro organismo ben 580 kilocalorie), le noci contengono fosforo, calcio, ferro e potassio e grandi quantità di zinco e rame (più di qualsiasi altro frutto), elementi che di solito troviamo nella carne. Per questo motivo la noce è molto indicata ai vegetariani e ai vegani. Tra le vitamine troviamo la A, la B1, la B6, la F, la C, la P e la E, con poteri antiossidanti. Infine, le noci sono ricche di grassi polinsaturi, che aiutano a combattere il colesterolo cattivo (LDL), di acido linoleico, che ha proprietà diuretiche e digestive, e di arginina, un aminoacido essenziale che previene e combatte l’arteriosclerosi. Utilizzata in cucina in molti sughi che condiscono i primi piatti e soprattutto nei dolci, è uno dei frutti che chiude i pranzi e le cene natalizie. Tradizionalmente, infatti, le noci erano considerate simbolo di fertilità e quindi di buon augurio per l’anno che stava per iniziare.



