catalogna frescaCatalogna è il nome comune che in molte regioni italiane viene dato a una varietà di cicoria; in altre zone del nostro Paese la catalogna è chiamata cicoria asparago. La cicoria comune (Cichorium intybus L.) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Composite che nasce spontanea nei campi incolti o ai bordi delle strade fino ai 1600 metri d’altezza e che in primavera si colora di splendidi fiori azzurri. Questo vegetale spontaneo conosciuto in Occidente fin dall’antichità (ma presente da tempo immemore anche in Asia e in Africa) veniva utilizzato sia per scopi alimentari – i Romani la mangiavano dopo le abbuffate luculliane per le sue proprietà digestive – sia a fini terapeutici. Galeno, grande medico del II secolo d.C. e secondo padre della medicina antica dopo Ippocrate, della cicoria diceva che era: “amica del fegato e non contraria allo stomaco”. Ricca di clorofilla, la cicoria è un ortaggio multiforme, con tante varietà che sono state selezionate soprattutto nel corso del Medioevo. Oltre alla catalogna ci sono il radicchio, la scarola, la radice amara, l’indivia belga, l’erba fina e altre. Ovviamente, molte di queste vengono appositamente coltivate per motivi commerciali, dato che sono richieste sul mercato ortofrutticolo. Della catalogna si mangiano le foglie verdi scure, frastagliate, di forma allungata e attraversate da coste bianche. Le foglie più tenere possono essere consumate anche crude, in insalata. Le diverse varietà hanno mantenuto le virtù organolettiche della cicoria selvatica e cioè le spiccate proprietà depurative che sono dovute all’azione coleretica, che aiuta il fegato a liberarsi della bile, le proprietà digestive, dovute al sapore amarognolo, e quelle diuretiche e blandamente lassative, dovute alla presenza consistente di fibre cellulosiche. Per ottenere gli effetti terapeutici desiderati, è bene mangiare un po’ di questo ortaggio crudo perché la bollitura distrugge molte delle sue proprietà. Fondamentalmente esistono due tipi diversi di catalogna: una ha il cespo più alto e le sue foglie sono più amare. Si presta a essere bollita e poi condita a piacere, semplicemente con olio, sale e limone o passata in padella con aglio e olio. L’altro tipo di catalogna è più basso, ha coste più larghe e germogli che si nascondono nel centro del cespo e che sono buonissimi da mangiare crudi, conditi con un intingolo preparato con olio e acciughe. A Napoli, ma soprattutto a Roma, questi germogli sono conosciuti come “puntarelle” e sono un contorno diffusissimo. Sono due le regioni italiane che hanno voluto un riconoscimento ufficiale per la produzione di questo ortaggio: il Lazio e il Veneto. La prima lo ha inserito nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani con il nome di Cicoria di catalogna frastagliata di Gaeta (puntarelle) che viene coltivata soprattutto in provincia di Latina, nelle zone di Gaeta, Formia e Fondi; il Veneto ha riconosciuto, invece, come prodotto tipico la Cicoria Catalogna Gigante di Chioggia, che ha cespi molto sviluppati,foglie di colore verde scuro molto amare, allungate, strette, frastagliate, con coste bianche.La catalogna è una tipica verdura invernale che fornisce un buon apporto di fosforo, calcio e vitamina A. Può essere consumata tranquillamente anche da chi ha problemi di peso perché conferisce al nostro organismo soltanto 10 Kcal ogni 100 grammi di prodotto. Insomma, non sarà un’appariscente “star” del mondo degli ortaggi ma nella sua umiltà di semplice cespo di foglie verdi, fa bene alla salute ed è molto apprezzata dai cultori dei sapori amarognoli. Certo, farla mangiare ai bambini è tutta un’altra storia…