XII Sagra del Cicciolo d’Oro a Campagnola Emilia (RE) l’11 dicembre
La manifestazione “Il Cicciolo d’Oro” è nata grazie all’Associazione Cicciolo d’Oro con lo scopo di far rivivere vecchie arti e mestieri; erano infatti i norcini anziani, conoscitori dell’arte tramandata oralmente nelle famiglie, che mostravano ai curiosi in piazza le fasi della lavorazione e trasformazione del suino. In questi anni i pochi norcini sono divenuti oltre 200, i pochi visitatori oltre 20.000 e agli anziani si sono affiancati tanti giovani, quasi tutti inesperti, ma con tanta voglia di vivere a pieno una giornata fatta di allegria, di voglia di conoscere e di emulare gli anziani ed esperti, cercando di carpire e capire il loro sapere e i loro segreti.
La giornata della sagra, che quest’anno si festeggia l’11 dicembre a Campagnola Emilia, inizia all’alba, come una volta, quando i norcini arrivano nelle aie in sella a vecchie biciclette gravate di tutti gli attrezzi; oggi le bici sono diventate furgoni, macchine, motocarri, trattori da cui si scaricano paioli, legna, arnesi e ogni ben di Dio per garantire laute colazioni, merende e pasti, oltre a musica e gadget per far sì che ogni postazione sia più allegra dell’altra. Sana ma viva competizione che a sera aspetta ansiosa il verdetto di una giuria qualificata per l’assegnazione dei premi, che avviene dopo la distribuzione gratuita degli oltre cinque quintali di ciccioli, preparati nel corso della giornata dai norcini e quelli del Cicciolone: SUPER CICCIOLO da Guinness del diametro di quasi 2 metri. La grande piazza, trasformata in aia, viene misurata a fine mattinata a suon di salsicce, preparate dai maestri norcini sul far del mezzogiorno, un nastro di oltre 250 metri che si srotola grazie alla collaborazione di tutti gli astanti.
L’Associazione Cicciolo d’oro, promotrice della sagra, è nata nel 2000 per volontà di un gruppo di cittadini, sostenuti dall’Amministrazione Comunale, per promuovere il territorio e i suoi prodotti, frutto di una antica tradizione; ha fatto di un prodotto povero, residuale e dimenticato della lavorazione del maiale, quale il “cicciolo”, un prodotto apprezzato, rivalutato e ora presente nella gastronomia, grazie ad una decennale operazione di marketing; ha portato il nome e i prodotti tipici di Campagnola Emilia in diverse parti d’Italia, dal Trentino alla Lombardia, dalla Valle d’Aosta alle Marche, dal Veneto al Lazio; ha favorito scambi culturali, gastronomici e commerciali facendo conoscere aziende e prodotti a migliaia di visitatori; si è fatta promotrice del riconoscimento da parte della Regione Emilia Romagna, dei ciccioli quale prodotto tradizionale della Provincia di Reggio Emilia; si è fatta garante che la tradizione dei ciccioli di Campagnola Emilia, tradizione che risale ai tempi di Matilde di Canossa, il cui norcino era appunto di Campagnola Emilia, venisse preservata, tramite la DE.C.O e fosse tramandata a nuove generazioni;
Ma cosa sono esattamente i ciccioli? Sono un prodotto alimentare ottenuto dalla lavorazione del grasso presente nel tessuto adiposo interno del maiale durante la preparazione dello strutto. Il grasso, separato dalla cotenna e fatto a dadini, è messo a cuocere a fuoco lento e costante, fino ad ebollizione, per non meno di tre ore, in paioli di rame o di acciaio, così da fondere la parte grassa e consentire l’evaporazione dell’acqua contenuta. Quando i pezzi di grasso hanno acquistato un colore biondo dorato vengono versati in un canovaccio, strizzati e infine arricchiti di aromi: garofano, cannella, pepe, noce moscata in dosi variabili a seconda del gusto del norcino.
La parte colata è lo strutto, la parte solida residua sono i ciccioli. La strizzatura può avvenire in torchietti in legno o acciaio oppure tra assi incernierate a un lato; dopo la torchiatura i ciccioli possono essere lasciati in formella oppure sbriciolati a caldo. Si conservano tranquillamente fino a tre o quattro mesi. I ciccioli sono un alimento ipercalorico che, nella tradizione contadina, rappresentava un ottimo pasto, in unione alla polenta. Ora si utilizzano soprattutto per accompagnare aperitivi e antipasti. Sbriciolati rendono più gustose focacce, pane e polenta, in particolare in Irpinia viene fatta una pagnotta che nell’impasto contiene appunto i ciccioli.
I ciccioli, diffusi in tutta Italia, vengono in alcune zone chiamati con nomi diversi: grasul in Romagna; graso nel reggiano; ; greppole nel bresciano; sfrizzoli nel centro Italia; lardinzi, siccioli, cicoli, frittole, sprittoli in Campania; scarafuagli, risimoglie o sprinzuli in Calabria; frittula in Sicilia; jelda o gigiole in Sardegna. Vengono chiamati cìguele in Molise. In Friuli-Venezia Giulia cicines o fricis.
Per informazioni: tel. 348 8943075 - www.ilcicciolodoro.com



