Timorasso di Walter MassaIl Timorasso rappresenta in Italia un caso di eroismo enologico, di orgoglio di un territorio e, anche, infine, di una brillante scelta imprenditoriale. Vitigno autoctono a bacca bianca, coltivato in Val Curone, Val Grue, Valle Ossona, Val Borbera e Valle Scrivia sin dal Medioevo, il Timorasso, dopo un’epoca gloriosa di esportazioni massicce, inizia un drammatico declino nel ‘900, prima con la filossera e poi, nel dopoguerra, quando la collina si spopola e si affermano altri vitigni, ritenuti più remunerativi.

Una contrazione drammatica che durerà fino agli anni ‘80 quando un gruppo di giovani vignaioli, trascinati dall’entusiasmo di Walter Massa, ne riscoprirà la tradizione e le doti, iniziando una nuova valorizzazione. La scommessa, se così si può definire, fatta da Walter Massa una ventina di anni fa si può dire vinta. Il vitigno Timorasso è considerato oggi uno dei vitigni autoctoni più importanti d’Italia e il suo vino è presente sulle carte dei vini dei più prestigiosi ristoranti italiani e internazionali.

Oggi è un vitigno autoctono delle colline Tortonesi che, da poco, può vantarsi della D.O.C Colli Tortonesi Timorasso.  I vigneti sono coltivati lungo il corso del fiume Scrivia e dei suoi affluenti che idealmente collegano l’area vitivinicola del Monferrato con quella dell’Oltrepò Pavese, ma è nelle valli Curone, Grue, Ossona e nella vicina Val Borbera che ha origine e prospera, grazie alla prolungata esposizione al sole e alle caratteristiche del terreno: argilloso e compatto. Presente nel territorio fin da tempi immemorabili, sembra che il Timorasso fosse molto apprezzato da Leonardo da Vinci che per il matrimonio di Isabella di Aragona, omaggiò gli sposi con un antico formaggio della zona, il Montebore, accompagnato da un vino bianco, il Timuràs, conosciuto per la sua capacità di esaltare i sapori di quel formaggio.
Dall’inizio degli anni 90 in poi la coltura di quest’uva non conobbe più soste anche se, ancora oggi, i produttori che vinificano il Timorasso in purezza sono solo una ventina, con una superficie vitata di 40 ettari circa; la produzione abbastanza limitata lo colloca ancora nella categoria dei cosiddetti vini di nicchia, ma dai gourmet e da addetti ai lavori è considerato uno degli autoctoni più importanti d’ Italia.