La Bagna Cauda nel Biellese si faceva con l’olio di noci, c’è un Museo a Mortigliengo a ricordarcelo
Dal 1985 il DocBi – Centro per la Documentazione e Tutela della Cultura Biellese opera con l’intento di “contribuire al recupero e al mantenimento dell’identità biellese, alla conoscenza, alla documentazione, alla conservazione della cultura e dell’ambiente biellese nei loro vari aspetti: storia, tradizioni, costumi, arte, architettura, paesaggio, letteratura, cultura materiale”, attraverso un’azione di volontariato qualificato, con l’appoggio di specialisti nei vari campi del restauro e della ricerca, operando in collaborazione con le Amministrazioni locali, con gli organismi preposti alla conservazione dei beni culturali, con i centri di ricerca e le Università. Nel 1993 il DocBi ha acquisito il patrimonio e l’eredità morale del Centro Studi Biellesi, fondato nel 1961, e pertanto ha assunto la denominazione di DocBi-Centro Studi Biellesi.
La produzione di olio di noci è stata una delle poche attività a consentire una qualche forma di commercio nel Mortigliengo. Dalla relazione dell’Intendente Blanciotti del 1756 si rileva che la produzione di olio di noci ammontava a 80 rubbi (unità di misura pari a poco piu’ di 9 kg) a Mezzana, 20 rubbi a Crosa e 100 rubbi a Casapinta, mentre l’olio necessario alle comunità era di 50 rubbi a Mezzana, 60 rubbi a Strona, 16 rubbi a Crosa, 36 rubbi a Casapinta e 30 rubbi a Soprana.
L’olio di noci rappresentava un prodotto importante per la gente. Nato per essere utilizzato per l’illuminazione, è stato poi utilizzato come medicinale e come condimento per la Bagna Cauda e altri piatti. Le notizie che si hanno ddll’impianto di Mortigliengo (ora casa-museo) vengono da testimonianze verbali e da un documento che riferisce della vendita del “torchio da olio con relativo frantoio o pista” scritto da Ernesto Ravetto ad Agostino Minero Re il 17 settembre 1917. L’attivitaà del torchio continuò fino a dopo la fine della seconda guerra mondiale Negli anni 1947-1948 l’impianto per la produzione dell’olio di noci è formato dalla macina, dalla “cassarola” (pentola in ghisa) e dal torchio. Per produrre l’olio bisogna prima di tutto ripulire i “nuset” (noci) dal guscio: restano i “guret” (gherigli) che devono essere passati nella macina. Quindi così sminuzzati devono essere posti nella “cassarola”, la pentola in ghisa dove i gherigli vengono riscaldati il più possibile, senza però esagerare per evitare di alterare la qualita’ del prodotto. Una volta scaldati, i gherigli vengono posti nel torchio, dove vengono pigiati. Il procedimento viene ripetuto almeno due volte: dalla pigiatura di 6 kg di noci all’origine, si ricava un chilogrammo di olio. Per la lavorazione venivano utilizzati alcuni attrezzi, quali la pista e il “martel ‘d busc” (martello di legno) per rompere il “nusuc”, che si ottiene dopo la prima spremitura delle noci.
La casa-museo di Mortigliengo contiene molte altre testimonianze della cultura materiale del Biellese del passato: dalla falegnameria, alla stanza della filatura e della tessitura della canapa.
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