L’orto di novembre – Caco, dalla Cina con amore
Originario della Cina centro-meridionale, il Dyospiros kaki fu chiamato dai cinesi l’Albero delle Sette Virtù: i parassiti non riescono ad attaccarlo, dà molta ombra, è longevo, permette agli uccelli di nidificare sui suoi rami, è splendido in autunno quando le sue foglie diventano di un bel giallo o rosso brillanti, il suo legno è perfetto per accendere il fuoco e quando cadono, le foglie concimano il terreno. In più, dà un frutto morbido e dolcissimo: il caco. Dalla Cina questo albero si spostò presto in Corea e in Giappone. In Europa e in America arrivò alla fine del Settecento come pianta ornamentale e solo alla metà del secolo successivo fu coltivato a fini nutrizionali ma nel 1870 al suo primo arrivo in Italia fu piantato a Firenze nel Giardino dei Boboli per i suoi splendidi e tondeggianti frutti colorati. La coltivazione di questa pianta della famiglia delle Ebanacee è diffusa in tutta Italia ma in particolar modo in Campania, in Emilia e in Sicilia nel comune palermitano di Misilmeri. Gli alberi possono arrivare a 15-18 metri di altezza, hanno foglie caduche, grandi e ovali, il frutto è una grossa bacca sferica di colore giallo arancio che può essere mangiata solo dopo la sovra maturazione, quando viene definito “ammezzito”. Le cultivar più diffuse in Italia sono il Loto di Romagna, la Vaniglia della Campania, il Fuyu, il Kawabata e il Suruga, caratterizzato da polpa dura. Sconsigliato a chi è obeso o in sovrappeso perché apporta 65 kcal per 100 grammi, non è nemmeno un frutto per diabetici essendo composto per il 18 percento da zuccheri.
Il suo nome scientifico greco è Dyospiros che significa “frumento degli dei” per indicarne l’importanza nell’alimentazione, il termine italianizzato caco, invece, deriva dal giapponese kaki no ki. È ricco di beta-carotene e potassio. Se mangiato non ancora del tutto maturo, contiene molto tannino, diventa astringente e ciò dà una sgradevole sensazione di asciuttezza alla bocca e alla lingua. Di solito lo si consuma eliminando il cappuccio verde, tagliandolo in due e asportando la cremosa polpa con un cucchiaino. In Giappone questo frutto è utilizzato per la produzione di un vino leggero assai gustoso. Per acquistare un caco buono, da mangiare subito, bisogna assicurarsi che la polpa sia morbida e intatta e la buccia sottile, quasi trasparente, di colore arancione e non giallo e priva di ammaccature. Molto energetico, come abbiamo detto, non è indicato per chi è a dieta ma è invece una valida merenda per i bambini, per chi è affaticato fisicamente o mentalmente o per chi pratica molto sport. Utile a chi soffre di fegato o di stipsi, non contiene glutine e quindi è adatto anche ai celiaci. Si conserva fuori dal frigo per non più di tre giorni, dopo di che tende ad afflosciarsi e a marcire. Chiudiamo con un aneddoto, al tempo stesso drammatico e commovente che lo riguarda: dopo il terribile bombardamento della città giapponese di Nagasaki nell’agosto del 1945, sopravvissero solo alcuni alberi di caco. Per questo molti gli attribuiscono un’ulteriore virtù: quella di essere l’Albero della Pace.



