pere“Alte vi crescon verdeggianti piante, il pero e il melagrano, e di vermigli pomi carico il melo, e col soave fico nettareo la canuta oliva”. Sono queste le parole di Omero nel VII canto dell’Odissea che descrivono l’arrivo di Ulisse nel magnifico palazzo di Alcinoo e nel suo giardino, dove i frutti non marciscono mai. Ecco un’attestazione letteraria della presenza della pera (accanto ai fichi, alle mele e alle olive) databile al VIII secolo a.C. Originario dell’Asia Occidentale, il pero (Pyrus communis) fu conosciuto e piantato in Europa, Italia compresa, circa quattromila anni fa, come attestano alcuni reperti paleontologici.
In epoca romana, Catone, e soprattutto Plinio, danno informazioni dettagliate sulle varie cultivar di pera conosciute, circa una sessantina, ma oggi le varie specie sono arrivate quasi a cinquemila, anche se quelle più commercializzate non toccano la decina. Con le conquiste romane, il pero si diffonde nel Nord Europa ma nel Medio Evo, quando l’arboricoltura tende a essere assai meno praticata, gli alberi di questo frutto si incontrano solo raramente tra gli orti e le vigne. Soltanto alla fine del Quattrocento si risveglia l’interesse per la frutta, lasciandosi alle spalle la concezione medioevale che si tratti di un alimento di scarso valore, un lusso per privilegiati. Alla fine del XV secolo, tra l’altro, l’albero viene esportato nelle Americhe dai missionari spagnoli. pere
La pera è un falso frutto, come altri della famiglia delle Rosaceae. La polpa che noi mangiamo, infatti, non è altro che un’estensione dell’infiorescenza che protegge il frutto vero, identificabile con il torsolo che contiene i semi. L’albero è vigoroso e può raggiungere un’altezza di 15-18 metri, si trova a suo agio negli ambienti temperati e umidi ma sopporta abbastanza bene anche il caldo e il freddo. Mal tollera la siccità e anche i terreni dove sono possibili ristagni d’acqua. Ha una chioma conica o tondeggiante, foglie verdi, ovali e fiori bianchi a cinque petali. Il suo legno è molto apprezzato e viene utilizzato per produrre mobili di pregio o strumenti musicali.
Come dicevamo, e come tutti sappiamo semplicemente recandoci a fare la spesa al mercato, ci sono varie cultivar di pera, alcune delle quali molto conosciute. Tra queste: l’Abate, ottenuta nel 1866 dall’Abate Fétel in Francia e da noi coltivata soprattutto in Emilia Romagna, dove nel 1998 ha ottenuto il riconoscimento IGP; la Williams, selezionata alla fine del Settecento in Inghilterra, disponibile sul mercato da agosto a novembre: molto succosa, è utilizzata soprattutto per la preparazione industriale di succhi; la Kaiser, riconoscibile dal colore marrone della buccia, che si presta bene al consumo da cruda ma anche da cotta. La Decana fu selezionata in Francia all’inizio dell’Ottocento, ha polpa dolce, succosa e compatta ed è perfetta per la produzione di marmellate.
Cento grammi di pera contengono 85,2 g d’acqua, scarsissime quantità di proteine e grassi, 9,5 g di zuccheri, molto calcio, fosforo, potassio, 4 g di vitamina C e forniscono all’organismo 41 kcal. È anche un ottimo rinfrescante con una blanda azione lassativa. Adatta per le diete ipocaloriche e iposodiche: insomma, una vera, antica amica della salute!