Si dice che per ritrovarsi bisogna prima perdersi. Questa pillola di saggezza potrebbe calzare a pennello per la Masseria Quis ut Deus. Raggiungerla, infatti, può sembrare difficoltoso e, anche se l’aforisma parla di uno smarrimento metaforico, qui il rischio di sbagliare strada è reale. Ma anche affascinante. Siamo infatti nella campagna del Salento tarantino, nel territorio comunale di Crispiano, e già il percorso che si deve fare per raggiungere la masseria è la prima fase, necessaria, di un percorso di scoperta e meraviglia che culmina davanti alla struttura settecentesca del Quis Ut Deus.

Dai campi dominati dagli uliveti, luminosi e imponenti di giorno, nel pieno del sole del sud e del vento pugliese, oppure magici e splendidamente inquietanti se illuminati soltanto dalla luce della luna durante la notte, all’affascinante complesso della masseria, l’ospite è già per metà gratificato.

Ma non sa ancora cosa lo aspetta all’interno.Un luogo per il corpo e un luogo per lo spirito, intrecciati, come lo sono corpo e spirito nella vita reale, soprattutto per le filosofie orientali e i miti arcaici. Un luogo del corpo, certo, come potrebbe non esserlo un resort in grado di accogliere in stanze tutte l’una diversa dall’altra e tutte impreziosite da arredi che sono vere e proprie opere d’arte, due sale dove assaporare i piatti della tradizione pugliese straordinariamente valorizzati dall’abilità dello chef e dai prodotti che provengono direttamente dall’orto di proprietà o dalle masserie vicine?

Un resort particolare, fortemente radicato nel solco della storia del luogo, ma anche in grado di offrire una piscina, un centro benessere con bagno turco e idromassaggio, un maneggio tra gli ulivi, dove si può anche girare in mountain bike. Il corpo, insomma, ha di che ritrovarsi. Chi ha creato tutto questo è Antonio Prota con la compagna Manuela.

Dopo aver girato davvero per il mondo, aprendo e gestendo resort e centri vacanze dal Kenya all’America Latina, giunti a Copan, tra Honduras e Guatemala, vengono quasi folgorati dalla forza che sprigiona un luogo magico: un antico tempio Maya con una cascata di acqua sulfurea. Qui Antonio realizza Luna Jaguar, un resort in piena regola ma con un’attenzione particolare per la ricerca della serenità.

Tornati in Italia per permettere al loro secondogenito, Raffaele, di nascere in Puglia, i due coniugi si domandano se anche qui, nella loro terra, da secoli luogo di spiritualità, per i Greci, poi per i Romani e infine per i Cristiani, non esistano posti dove il divino sembra essere così vicino.

Un tempo le masserie accoglievano molte famiglie, spesso assai numerose. Il lavoro dei campi era duro e la gente aveva bisogno di un contatto con l’ultraterreno per pregare, rivolgere al divino suppliche e confidare segreti, magari senza doversi sobbarcare ogni volta la fatica di recarsi a piedi alla chiesa del paese più vicino. Venivano così realizzati luoghi di culto e vere e proprie chiesette all’interno delle masserie stesse.

Ad Antonio non parve vero trovare a Crispiano, a pochi km da Taranto, una masseria da ristrutturare che aveva ancora una cappella dedicata a San Michele, considerato il protettore di quello che lui e la moglie erano stati fino a quel momento, dei viaggiatori. Il cerchio si stava chiudendo: quello era il luogo, e il nome non poteva che derivare dal motto di San Michele, Quis Ut Deus, Chi come Dio?

La ristrutturazione della masseria, costruita nel 1710, quasi inutile dirlo se avete inteso di che tipo di persone stiamo parlando, è stata realizzata nella massima osservanza della struttura originaria e gli interventi di recupero dell’esistente sono stati scrupolosi.

Per rendere in qualche modo omaggio al santo ma nell’ottica della religiosità del nuovo millennio, all’interno della cappella vengono organizzati oggi corsi di aromaterapia, con musiche e luci che conciliano la meditazione. Un ringraziamento al luogo che ha spinto Antonio alla ricerca della spiritualità, Copan, è stato invece tributato attraverso la commissione a un artigiano honduregno tutto l’arredo delle stanze del resort, dai tavoli ai letti, dai lampadari agli specchi. Un tocco di creatività latinoamericana in pieno Salento.

Antonio non si è però dimenticato della storia locale, anche di quella controversa a ridosso dell’Unità d’Italia. Da queste parti erano infatti attivi alcuni briganti, che il creatore del Quis Ut Deus non vede come criminali ma piuttosto come rivoluzionari del popolo. A loro è dedicata una delle sale da pranzo (l’altra è per gli Angeli).

Un’altra lezione che Antonio ha appreso dalla storia è che da soli non si vince, ma che bisogna unire le forze. È con quest’idea che ha accettato al presidenza del Consorzio Cento Masserie. Cos’è?

Lo leggiamo direttamente dal sito del Quis Ut Deus: “Nel cuore della Puglia, tra la Murgia e la Valle d’Itria, a pochi minuti dai mari Jonio e Adriatico, si distende il paesaggio delle Cento Masserie di Crispiano, in un suggestivo percorso tra colline mediterranee e pianure ricoperte da ulivi. Si incontrano kilometri dopo kilometri, dalle più piccole masserie rurali alle più imponenti strutture a corte chiusa, con mura fortificate la cui epoca va dal 1400 alla fine dell’Ottocento. Tutto il territorio si distende tra piante di ulivi secolari i cui frutti, per le loro qualità alimentari, terapeutiche e simboliche, sono da secoli considerati i doni più preziosi concessi dagli dei all’umanità”.

Ancora una volta ritorna il richiamo al divino…ma non è necessario essere delle divinità per stare in forma e in pace con sé stessi, del resto, Quis ut Deus, chi come Dio?

Per info: www.masseriaquisutdeus.it