I coriandoli delle spose
Per ogni lieto evento i confetti, detti anche “coriandoli”, sono un dolce simbolo di felicità e buona fortuna: non possono quindi mancare per festeggiare il giorno più bello per una donna. Il bianco è il classico colore che rappresenta il candore e la felicità per una festa che, quando arriva, si vorrebbe infinita.
La patria dei confetti è, come noto, Sulmona, in Abruzzo; al centro della Valle Peligna, protetta a Nord dal Monte Morrone e a est dalla Majella, la città vanta una remota origine che alcuni antichi scrittori, tra i quali Ovidio e Silio Italico, collegano alla distruzione di Troia. Il nome della città deriverebbe infatti da Solimo (Σωλυμος in greco antico) uno dei compagni di Enea.
Molti sono i caratteri distintivi della città, che presenta tratti romani, medievali, rinascimentali e illuministici. La vita cittadina ruota attorno a piazza Garibaldi, che è solcata da un lato dallo splendido acquedotto fatto realizzare nel 1256 da Federico II di Svevia per approvvigionare di acqua la città e circondata da pregevoli palazzi e chiese di epoche diverse, tra le quali la Chiesa di Santa Chiara con la sua suggestiva scalinata, quella dedicata a San Filippo Neri e la chiesetta di San Rocco. Al centro il “fontanone” ottocentesco, ritagliato nel duro calcare della Majella.
La tradizione di produrre confetti si tramanda fin dal periodo romano, quando si addolcivano le mandorle sgusciate con melassa a base di miele. La produzione di mandorle e miele era favorita dalla posizione della Valle Peligna umida e calda e quindi produttiva. Pian piano, col passare del tempo, il miele fu sostituito dallo zucchero di canna che proveniva dalle Americhe. Dopo le guerre napoleoniche lo zucchero di canna venne a mancare perché importato dagli inglesi che avevano posto l’embargo ai francesi sulle provenienze dal Nuovo Mondo. Si dovette pertanto trovare un succedaneo allo zucchero di canna. Si provò a estrarre melassa dolce dalle barbabietole, e i processi estrattivi migliorarono a tal punto da produrre uno zucchero di qualità e finezza superiori a quello della canna. I confetti venivano prodotti artigianalmente in tutte le case e alcuni erano poi venduti sotto forma di composizioni artistiche.
Visitiamo la fabbrica più famosa di Sulmona tra le tante che hanno comunque una produzione di ottima qualità. La ditta “Pelino” è in tutto il mondo il simbolo dei confetti sulmonesi. Nasce nel 1783 da Bernardino Pelino di Introdacqua una cittadina non lontana da Sulmona. È lui a iniziare a produrre confetti e citrato di sodio al limone. Ma l’intuizione industriale e la fortuna della ditta arrivano nel 1858, con Alfonso Pelino il quale, dopo aver realizzato una fabbrica nel centro della città, ne costruisce un’altra nei pressi della stazione ferroviaria. La scelta vincente fu proprio la locazione vicino al nodo ferroviario che consentì, in breve tempo, di portare il nome Pelino ovunque. Ancora oggi la fabbrica si trova dove la costruì Alfonso, e ha conservato tutto il carattere “liberty” di fine Ottocento.
La giornata è nuvolosa, mi accompagna un’amica, Barbara Matticoli, architetto sulmonese che mi fa da cicerone. Scattiamo qualche foto dall’esterno e poi entriamo per incontrare il titolare. Ci accoglie con molta simpatia il professor Mario Pelino, uno dei fratelli alla guida dell’azienda.
All’interno della fabbrica c’è un bel negozio dove si possono acquistare tutti i tipi di confetti, i prodotti accessori e le ormai celebri composizioni artistiche. Il professore ci conduce orgoglioso nel museo della fabbrica e inizia il suo racconto.
Con rara eloquenza descrive la storia, l’economia e la vita della fabbrica a parrtire dall’ultimo scorcio del Settecento a oggi. Ci mostra come si sia passati dalle grosse scodelle in rame appese al soffitto e poste su bracieri per amalgamare la melassa dolce con le mandorle al periodo delle “bassine” che servono per confettare le mandorle. Tra le innovazioni più importanti notiamo la macchina per pelare le mandorle, lavoro che prima si effettuava a mano, con un notevole impiego di tempo e personale.
Poi passiamo nella sala dei ricordi e troviamo le descrizioni e gli elogi dei grandi del passato, tra i quali Giacomo Leopardi, di cui si conservano – quasi come reliquie – alcuni confetti da lui acquistati, e Benedetto Croce che presentando una pubblicazione di Panfilo Serafini, noto storico e patriota locale, parla dei confetti di Sulmona. Finito il tour nel museo passiamo al laboratorio dove ci viene illustrato il procedimento di confettatura. È una operazione in sé semplice da effettuare, ma il segreto risiede nella ricetta della melassa dolce che confetta le mandorle.
Mario e pochi altri la conoscono e la custodiscono gelosamente, tramandandola di padre in figlio. Sembra, ma non è confermato dal titolare, che il professore determini personalmente ogni volta la giusta dose di zuccheri e aromi da inserire nelle “bassine”.
Mentre acquistiamo alcune confezioni di confetti – come resistere alla tentazione? – Barbara mi racconta della tradizione e della produzione dei confetti. Invece della mandorla, l’anima del confetto può essere costituita anche da altri ingredienti quali nocciole, cannella, cioccolato, canditi, pistacchio e frutta secca rivestiti da strati di zucchero o cioccolato.
Attualmente i confetti vengono distribuiti già confezionati in sacchetti, ma la tradizione vuole che sia la sposa, accompagnata dallo sposo, al termine del ricevimento, a distribuire con un cucchiaio d’argento i confetti sciolti (rigorosamente bianchi) disposti su un vassoio elegante, spesso d’argento, o in un cesto. Se si preferisce omaggiare gli invitati con sacchetti già pronti, l’importante è che essi contengano un numero dispari di confetti, generalmente cinque, ma non esiste una vera e propria regola fissa. Anche i numeri comunque hanno un significato: cinque confetti rappresentano fertilità, lunga vita, salute, ricchezza e felicità; tre rappresentano la famiglia; uno riporta all’unicità dell’evento.
Altra curiosità, sicuramente di origine più recente: la colorazione esterna. A ogni colore corrisponde una determinata cerimonia, un lieto avvenimento, un’importante ricorrenza. Sono bianchi i confetti per il matrimonio, la Prima Comunione e la Cresima, gialli per il secondo matrimonio, azzurri o rosa per il battesimo, verdi per il fidanzamento, rossi quelli da distribuire per la laurea e variopinti quelli che si adoperano per festeggiare i compleanni, rivestiti in argento quelli per le nozze d’argento e d’oro per le nozze d’oro.
Per ogni evento i suoi confetti, ma per tutti, soprattutto a maggio, sono i coriandoli delle spose.



