Ultimo lembo di terra della parte meridionale d’Europa, la provincia di Ragusa vanta un’invidiabile posizione geografica.
Le sue coste, un centinaio di chilometri in tutto che vanno da Portopalo fino al fiume Ippari, innegabilmente collocate più a sud di Tunisi, offrono, oltre a un clima eccezionale, panorami di diversa natura. Grandi insenature con spiagge dorate e sabbiose, alte scogliere dove il mare si infrange rumoroso e piccoli borghi marinari che in estate fervono d’attività e che in inverno fanno rivivere le atmosfere del tempo andato.

Lo sa bene il Commissario Montalbano, o meglio il suo regista, il quale, rimasto letteralmente affascinato da questa terra tra cielo e mare, ha ambientato qui tutte le sue fiction. Ormai leggendaria la casa di Marinella con il terrazzino sulla spiaggia, straordinari i monumenti barocchi, tutti annoverati tra i siti tutelati dall’Unesco.
Splendide le chiese che svettano nell’azzurro con le originali facciate che servono anche da torre campanaria, i palazzi nobiliari che sovrastano un dedalo di strette viuzze, oppure sembrano gioielli incastonati in una campagna incontaminata delimitata dai muri a secco e dai carrubi.

Ma nel cuore del commissario più famoso d’Italia c’è anche la cucina, che qui è sempre all’insegna dei sapori forti, come piacevano alla povera gente, del pesce appena pescato, dei formaggi fatti solo di latte, delle verdure che grazie alle coltivazioni in serra sono sempre pronte e infine dei vini generosi, come le persone che abitano nel “sud est” della Sicilia.
Ecco dunque la provincia di Ragusa, appena un migliaio di chilometri quadrati e solo 12 comuni per poco meno di 300.000 abitanti. La sua posizione marginale, nella parte meridionale della catena dei Monti Iblei, se nel tempo ne ha causato un certo isolamento a causa delle difficoltà di collegamenti, alla fine ha però favorito una serie di processi di sviluppo che l’hanno portata ai vertici dell’economia siciliana.

È stato un estroso connubio tra la tecnologia moderna e le tradizioni a portare a quel particolare fenomeno definito “Isola nell’Isola”; con ciò si vuole spiegare come in quella che fu l’antica Trinacria esista “l’isola Ragusa”, per tanti aspetti simile al resto della regione, ma completamente diversa  per tradizioni, ambiente ed economia.

Agli inizi del secolo scorso proprio nella città capoluogo furono scoperte alcune cave di asfalto. Con quel materiale, subito sfruttato a livello industriale, furono lastricate e quindi “asfaltate” le strade principali delle maggiori città europee, da Parigi a Londra.

Alla fine della Seconda guerra mondiale fu scoperto anche il petrolio, abbondante e di buona qualità. Lo sapeva benissimo Enrico Mattei, che tra Ragusa e Gela portò avanti la sua sfortunata battaglia per il suo sfruttamento contro le cosiddette “sette sorelle”, le compagnie petrolifere più grandi del mondo. Vinsero però gli americani e l’intera provincia ne ebbe benefici enormi senza che venisse toccata minimamente la componente ambientale. Infatti, a differenza della vicina Gela o di Priolo, a Ragusa avveniva solo l’estrazione e non la trasformazione degli oli minerali; al massimo poteva capitare di vedere, in qualche zona della città, le tipiche “teste d’asino”, cioè le pompe di sollevamento che, con un movimento ad altalena, portavano in superficie il prezioso liquido. Arrivarono quindi investimenti e lavoro e a questa novità si aggiunse una straordinaria capacità imprenditoriale dei ragusani nel settore agricolo e zootecnico.

Per decenni essi hanno garantito, attraverso alcune eccellenze riconosciute al di fuori dei propri confini, un’economia tranquilla e prosperosa, sfiorata soltanto oggi dalla crisi generale. Basti pensare che in provincia si produce il 70% di tutto il latte vaccino della Sicilia e questa ricchezza ha dato vita a una rete di piccole e medie imprese impegnate nella caseificazione.
Ma oltre alle tradizionali provole o ricotte, dal latte della pregiata razza bovina detta “modicana” si  produce il vero capolavoro dei formaggi: il “Ragusano”, da dieci anni annoverato tra i Dop.

Si tratta di un formaggio a pasta filata ricavato solo da latte intero. Per ottenere il marchio D.O.P. il formaggio, che ha una tradizionale forma a parallelepipedo, deve essere prodotto seguendo uno speciale protocollo stilato da un apposito organismo di ricerca, il Corfilac (Consorzio Ricerca Filiera Lattiero Casearia).

Patrocinato dalla Regione, il Corfilac, impegnato nella filiera lattiero casearia e diretto dal Professor Giuseppe Licitra, mette in campo una cinquantina di esperti che ogni giorno effettuano controlli e sperimentazioni al fine di garantire non solo la certificazione ma soprattutto il mantenimento delle tradizioni.

Questo formaggio infatti per essere denominato Ragusano deve essere prodotto in un preciso periodo dell’anno, quando i pascoli sono ricchi di un certo tipo di erbe ed essenze. Le mucche, assolutamente di razza modicana, devono alimentarsi liberamente su quei pascoli senza l’utilizzo di foraggi provenienti da altre zone.

Il produttore deve usare le precauzioni specificate dal protocollo, come per esempio il tipo di legno che serve per la conservazione delle forme o il grado di salinità nella salamoia e il metodo tradizionale della stagionatura, che prevede le forme vengano appese a grappoli a corde che pendono dal soffitto in locali con un grado di umidità e una temperatura ben stabilite.

Ma i dolci declivi delle colline iblee sono particolarmente adatti anche alla coltivazione dell’ulivo. Qui crescono alberi piccoli e grinzosi ma il loro frutto, l’oliva detta “Tonda Iblea” ha un odore inconfondibile: sa di pomodoro verde. È una cultivar siciliana, tipica dell’area della provincia di Ragusa attorno al comune di Chiaramonte Gulfi (dove è diffusa per il 90%) e nelle  zone circostanti.

L’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine protetta Monti Iblei deve rispondere alle seguenti caratteristiche: il colore verde, l’odore,  fruttato con media sensazione di erba; il sapore deve dare una sensazione media di piccante.

Ogni anno gli oli dei Monti Iblei D.O.P. riescono a fare incetta di premi in tutti i concorsi internazionali venendo così considerati tra i migliori del mondo.

Da non dimenticare poi il vino: dicevamo che da queste parti, appunto più a sud della capitale tunisina, il sole batte forte e continuativamente. E ciò fa tanto bene alle viti. Fin dall’antichità si producono vini forti e corposi adatti soprattutto a essere mescolati o tagliati. Qui il Nero d’Avola è di gradazione alta; mescolandolo con il Frappato ne si ricava un D.O.C.G. d’eccellenza: quel Cerasuolo di Vittoria che tocca tranquillamente i 14 gradi.

Esso ha una storia interessante legata alla città che gli da il nome. Nel 1606, anno di nascita della città di Vittoria, la sua fondatrice, Vittoria Colonna Henriquez, regalò ai primi 75 coloni un ettaro di terreno ciascuno, a condizione che ne coltivassero un altro a vigneto. Nel corso dei secoli la vitivinicoltura si è sviluppata notevolmente, ed esistono numerose testimonianze storiche che parlano di questa zona. Già nel 1777 si legge in una nota sui “vini siciliani” che “il vino di Vittoria è ottimo, generoso e grato al palato”. E l’abate Paolo Balsamo, nel 1808 scrisse: “La campagna di Vittoria produce soprattutto vino il quale ha molto credito e si deve, a parer mio, riguardare come il migliore di quelli da pasto di tutta l’Isola”.

Il Cerasuolo  è di colore rosso, come le ciliegie alle quali fa riferimento per il nome. Il suo odore va dal floreale al fruttato e il sapore è secco, pieno, morbido e armonico. Si abbina  ad antipasti di verdure come peperoni e melanzane anche con ripieni a base di carne, caponata e arancine di riso. Ottimo con la pasta alla norma, la pasta ‘ncasciata, la pasta con le sarde, i risotti con pesce e il pesce in umido, ma soprattutto con il formaggio Ragusano D.O.P., con il quale crea un connubio unico per intensità e gusto.

Altre eccellenze della provincia sono le estesissime coltivazioni in serra che ogni giorno riforniscono i più grandi mercati ortofrutticoli d’Italia con zucchine, melanzane, carote e il famosissimo  pomodoro “ciliegino” coltivato a grappoli e utilizzato moltissimo nel Nord Europa. Non è un caso fortuito, dunque, che proprio in una terra che produce così tanto e così bene vi sia una tradizione gastronomica e culinaria di altissimo livello.

La cucina ragusana è per antonomasia povera ma solo per la scelta di utilizzare i prodotti più alla portata di tutti. Al tempo stesso è una vera esaltazione del gusto. Basti pensare che in una provincia di appena 300.000 abitanti vi sono alcuni tra i ristoranti più famosi nell’intero Paese.

Nella sola città di Ragusa vi sono due ristoranti con una stella nella classifica Michelin e uno addirittura con due stelle, “Il Duomo”, a pochi passi dalla chiesa di San Giorgio a Ibla, dove Ciccio Sultano, chef pluripremiato, esalta i prodotti locali con l’inventiva tipica del siciliano doc.

Anche Modica, città famosa per la sua cioccolata, preparata come si faceva mille anni fa tra i Maya, vanta nomi altisonanti come “La Gazza Ladra” di Accursio Craparo o la “Dolceria Bonaiuto”, pietra miliare nell’arte della pasticceria e del cioccolato.

Dopo aver dato retta al palato dobbiamo per forza fare riferimento al settore che più di tutti è pronto a decollare, cioè il turismo. Già da qualche anno i più grandi tour operator europei hanno scelto il territorio della provincia ragusana per i loro investimenti nel settore della ricettività. Ci sono circa 10.000 posti letto con strutture e insediamenti di straordinaria bellezza come il “Club Med di Camarina” o il nuovo “Golf Club Donnafugata” e poi “Marispica”, “Baia Samuele” e tanti altri villaggi vacanze sparsi lungo la costa.

Tra qualche mese verrà finalmente inaugurato l’aeroporto di Comiso, costruito al posto di quella che è stata una delle più grandi basi missilistiche statunitensi. Già dall’anno scorso è invece operativo il porto turistico di Marina di Ragusa, capace di ospitare circa 1000 barche. C’è poi il porto di Pozzallo, il primo vero gate d’Europa dove ogni giorno attraccano i grandi catamarani che collegano la Sicilia con Malta e il Nord Africa.  A questo si deve aggiungere un immenso patrimonio culturale e paesaggistico. L’intera provincia è un monumento al Barocco, con almeno trenta tra palazzi e chiese e addirittura tutta la via Mormino Penna a Scicli e l’intero centro storico di Ragusa Ibla, considerati patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Tornando al mitico “Commissario Montalbano”, da queste parti si dice che il successo della serie televisiva sia dovuto anche, e forse in buona parte, proprio alla provincia di Ragusa. I telespettatori rimangono affascinati dai panorami che fanno da palcoscenico naturale per i protagonisti, e venendo a Ragusa Ibla o a Scicli possono ritrovare, nella realtà, i luoghi della fiction esattamente come li hanno visti in TV. È questa una buona pubblicità che gli enti locali cercano di sfruttare. L’assessorato provinciale al turismo, retto dalla dottoressa Castello, è impegnato da tempo in azioni promozionali che in qualche modo fanno riferimento a Montalbano; il Distretto Turistico, appena costituito, ha già in cantiere alcune manifestazioni collegate a questo interessante fenomeno televisivo.

Insomma, ci sono tanti motivi per visitare questa provincia che ha un cuore antico ma anche tanta voglia di crescere.