Verona diventa “caput vini” quando, per quattro giorni all’anno, dalla sua Fiera sembrano passare le sorti di un’intera stagione enologica, nazionale e non.

Si entra, si cammina di padiglione in padiglione, di stand in stand. Si percorre Vinitaly in lungo e in largo, si assaggia, si discute. Chi può, se la gode. Chi deve, cerca affari.

Difficile concentrarsi sul resto, a partire dalla consapevolezza di trovarsi in una città ricca di luoghi che meritano sicuramente di essere visti. Non è il momento. E la provincia? Non se ne parla nemmeno.  Eppure il territorio che gravita attorno al capoluogo scaligero offre un concentrato di panorami che mutano quasi di passo in passo, con tradizioni custodite da una terra ricca di storia, prodotti e sapori che ne rappresentano il fiore all’occhiello.

Frasi, queste ultime, buone per tutte le stagioni e tutte le latitudini? Vero, forse. Ma un breve viaggio fuori dal cuore di Verona può dare solide conferme a questa tesi e, soprattutto, indicarci alcune vie che può valer la pena percorrere. Lo dicono la geografia e la storia.

Verona è terra centrale ma legata a doppio filo con i suoi vicini, con i quali condivide pezzi di storia e di sapori. In città e provincia si possono gustare un ottimo baccalà, apprezzare i tortelli o il risotto alla pilota e terminare una cena con la sbrisolona.

Piatti di confine, adottati, ma in fondo appartenenti a campanili pronti a vantare paternità più certe e che i veronesi non considerano come propri.

Sono veronesi, tra l’altro, i piatti di riso, i bolliti, il radicchio rosso, la soppressa, i mille vini, le pesche, le sfogliatine di Villafranca, il dolce pandoro.

Le tre anime
La vera essenza del territorio scaligero si sprigiona non solo battendo le “Strade dei vini”, ma scoprendo quali altre forme ha preso la tradizione contadina accanto al solido appiglio della vite.
Quella della Bassa, con la sua campagna più padana, risalendo poi la zona dei colli morenici per tuffarsi nel Garda, fino ad arrivare in Lessinia, su quei monti che portano in Trentino. Tre passaggi scanditi nettamente da un cambio di terre, di altitudini, di possibilità di coltivazione. In poche parole, di civiltà, storia, abitudini, tradizioni.
Una civiltà che oggi si esprime anche e soprattutto attraverso una delle agricolture più ricche e moderne del Paese, la quale sa però trovare ancora solidi punti di riferimento nelle proprie radici.

Oltre a queste tre anime, diamo per scontate due tappe che rappresentano i distretti veronesi più legati alla vite e al vino: la Valpolicella che esprime re Amarone e la sua corte, ma non solo. Qui nascono anche un olio fragrante e ciliegie famose. Poi Soave, meraviglioso borgo che anche il più distratto dei turisti di passaggio in autostrada può scorgere, con le sue mura e il suo tesoro di vigneti coltivati a Garganega, materia prima per uno dei vini bianchi bandiera dell’intero Veneto.