La civiltà montana
È tempo di salire di quota per arrivare in Lessinia. In questa valle di passaggio, di malghe e di piste che per secoli hanno assistito al passare di genti e merci diretti in Trentino e poi più a nord, sono i profumi di erbe di campo a farsi sentire nell’aria ma anche nel latte dei pascoli, alla base di caratteristici formaggi.
Con il Monte Veronese, oggi Dop, in prima fila. Prodotto in diverse tipologie, nella sua versione più fresca è a base di latte vaccino intero e caratterizzato dall’etichetta di colore verde chiaro.
Vi è poi il Monte Veronese d’Allevo, prodotto con latte parzialmente scremato con stagionatura minima di 90 giorni se da tavola (Mezzano) o protratta anche per 6 mesi e fino a 2 anni (Vecchio). La tipologia d’allevo mezzano si contraddistingue grazie all’etichetta azzurra, mentre la versione più stagionata si riconosce dall’etichetta nera.
Infine, esiste un’ulteriore tipologia, denominata Monte Veronese di Malga. L’origine di questo formaggio si perde nella leggenda ed è attribuita all’arrivo in queste valli della popolazione dei Cimbri che dalla Baviera e dal Tirolo vi scesero come coloni alla fine del Duecento su permesso dell’arcivescovo Bartolomeo della Scala.
Fondarono 13 comunità, che ancora oggi mantengono vivi gli usi di una vera e propria enclave formata da otto Comuni.
In particolare, nella piccola frazione di Ljetzan-Giazza è ancora viva la parlata di matrice alto-tedesca medioevale, la lingua dei Cimbri che sopravvive nel Veneto di oggi.
Un’occasione per conoscere questa parte di provincia, la tradizionale “Festa del Formaggio”, in programma il 30 maggio a Erbezzo.



