Il cavatappi: piccolo custode di cultura, tradizione e tecnologia
Quante volte ci siamo trovati al centro dell’attenzione di una tavolata, circondati da un improvviso silenzio, mentre stavamo per stappare una bottiglia; questa operazione, pur semplice e banale, riesce sempre ad affascinare perché il vino che sta per venire alla luce rivelerà tutto un mondo di pazienza e saggezza, passione e sudore, amore e tradizione.
Protagonista di questo gesto di seduzione è il cavatappi, un piccolo utensile che custodisce cultura, memoria, tecnologia. La sua origine è sconosciuta e sembra che risalga alla metà del XV° secolo; alcuni sostengono che il suo precursore è il “punteruolo per botti” (in una pala d’altare del 1450 è raffigurata una suora intenta con questo strumento a spillare il vino da una botte), altri che deriva dall’attrezzo – una sorta di verga attorcigliata – usato per rimuovere le palle dai fucili ad avancarica (per molto tempo i cavatappi furono prodotti dai fabbricanti di armi).
Ma è nel ’700 che il cavatappi si ritaglia la sua personalità: gli artigiani fanno di quest’oggetto un congegno che unisce una semplice tecnica manuale a raffinate decorazioni in materiali preziosi come l’oro, l’argento, l’avorio.
A fine secolo, in Gran Bretagna si brevetta il primo “corkscrew” e si apre la produzione in serie; successivamente, si inventano quelli “a farfalla”, “a rubinetto”, “a doppia vite”, “a concertina”, “a manovella”, “a leve”, “a due lame”, “da cameriere”, passando così dal cavatappi semplice a quello meccanico, a quello a leve laterali per arrivare a quello professionale da tasca.
Il cavatappi deve essere “funzionale”, non deve, cioè, pretendere eccessiva forza d’uso, che rischia di far agitare la bottiglia ed il vino in essa contenuto (mai commettere una simile barbarie!).
L’elemento indispensabile per tale funzionalità è senz’altro la spirale – in gergo tecnico detta “verme” – che, lunga almeno sei/sette centimetri (quanto la lunghezza di un buon tappo), deve essere abbastanza larga e piatta nella porzione superiore, quanto arrotondata e non tagliente in quella inferiore, ma comunque in grado di “mordere” il sughero del tappo; la circonferenza della filettatura, è per consuetudine definita dalla possibilità di farvi passare dentro un fiammifero da cucina.
I tecnici sconsigliano i cavatappi a “trazione”, perché richiedono troppa forza e quelli ad “ago cavo”, perché immettono tra il tappo e il vino dell’inutile e dannosa anidride carbonica; considerano di utilizzo difficoltoso quelli “a lame parallele”, in quanto estraggono il turacciolo per torsione e suggeriscono come migliori modelli quelli “a leva” o “a campana”, che vengono utilizzati, dai sommelier.
I cavatappi sono ricercatissimi oggetti da collezionismo e, in base alla sua rarità e all’epoca di fabbricazione, assumono notevole valore economico.
Quando usiamo quest’indispensabile utensile, pensiamo alla cultura centenaria che custodisce, e quando lo acquistiamo preoccupiamoci dei materiali con i quali è prodotto, della funzionalità d’uso, del meccanismo, dell’originalità del funzionamento e più in generale della sua eleganza e preziosità.
Ai nostri lettori vogliamo consigliare i prodotti di un marchio che unisce tecnologia e design al gesto antico di stappare una buona bottiglia; un gesto che promette felicità. Si tratta di “Artis”, un marchio che nasce dall’esperienza nella meccanica di “Trasmissioni Buzzolan” e dal gusto di Giuseppe Todeschini, stilista vicentino che vanta numerosi riconoscimenti nei settori dell’innovazione, delle invenzioni e del design.
I prodotti di “Artis” e in modo speciale i cavatappi, uniscono l’eleganza, la praticità, la leggerezza all’alta tecnologia dei meccanismi, creando oggetti raffinati e prestigiosi. “Artis” utilizza materiali pregiati e attinge a tecnologie meccaniche di precisione, in modo da poter offrire “prodotti d’uso comune, ma di qualità non comune”.
Ogni esemplare oltre al particolare design, possiede una tecnologia meccanica innovativa e funzionale che lo rende unico, solido ed indistruttibile. Tutti i modelli, inoltre, vengono prodotti in un’originale e vasta gamma di colori, anche nelle versioni trasparenti.
Per info: www.artisitaly.it
Quando si stappa una bottiglia di quello buono…
Stappare una bottiglia è un gesto che seduce sempre; oltre al cavatappi consideriamo dunque, gli altri accessori che normalmente sono collegati a questo gesto; se si tratta di stappare una bottiglia di autarchico Spumante o di esotico Champagne o uno di quei vini vivaci e frizzanti (Barbera, Bonarda, Gutturnio, Lambrusco …), abbiamo bisogno di una “pinza” che ci permetterà di estrarre i turaccioli “a fungo”, quelli che hanno la testa che fuoriesce dal collo della bottiglia e di solito sono bloccati da una gabbietta in metallo.
La pinza deve avere ganasce dentate che assicurino una buona presa e di solito è provvista di un tronchesino utile a tagliare i fili metallici della gabbietta; normalmente la pinza serve solo per sbloccare il tappo e consentire di proseguire a mano l’operazione di stappatura che va fatta in modo accurato (evitando di agitare la bottiglia e il cosiddetto “botto”).
Un altro accessorio, utile e pratico soprattutto quando si devono aprire più bottiglie allo stesso tempo è il “taglia capsule”, utensile necessario per rimuovere con agio la capsula di plastica (una volta di piombo), che riveste il collo e il tappo della bottiglia; tale operazione, però, si effettua meglio con il coltellino che spesso si trova già inserito nei cavatappi (almeno in quelli tascabili, professionali).
Il “coltellino”, al contrario del “taglia capsule”, permette di tagliare la capsula al di sotto del cercine della bottiglia, impedendo al vino di entrare in contatto con la capsula stessa ed eventualmente di contaminarsi (nel caso di bottiglie impolverate e sporche per l’invecchiamento).
Ricordiamo anche il “paniere” porta bottiglia usato quando si vuole trasportare una bottiglia invecchiata e di un certo pregio dalla cantina al luogo di mescita. Il “paniere” consente di tenere la bottiglia in posizione pressoché orizzontale (solo il collo è sollevato) e impedisce agli eventuali sedimenti di unirsi al vino, favorendo in tal modo una buona decantazione.
Può essere di fogge diverse: “chiuso”, se avvolge quasi tutta la bottiglia, “aperto” se invece la sostiene; i più comuni sono di plastica, di vimini o di legno, ma ne esistono di preziosi in ottone, argento e addirittura in oro.



