L’entroterra ligure: Isolabona e Apricale
Continuiamo a percorrere la strada di fondovalle in direzione di Isolabona (un altro suggestivo borgo medievale; da vedere: il ponte antico sul torrente Nervia e la chiesa di Santa Maria Maddalena), per dirigerci verso Apricale, un paese che vanta origini celto/liguri (XIV-XIII sec. a.C.).
L’impianto dell’abitato, ottimamente conservato, è di sicura impronta medievale, fatto di vicoli, di muri di contenimento, di strette scalinate, di bei palazzi, anche qui disposti a cerchi concentrici, attorno all’antico castello.
Si perviene al centro storico attraverso tre antiche porte che immettono il visitatore nel dedalo di carruggi, dei passaggi coperti, delle ripide gradinate, in un tessuto urbanistico/viario che sembra essersi fermato ad alcuni secoli or sono. L’intorno della campagna, tutta terrazzata con muretti a secco, valente maestria di ostinati contadini, manda colpi di luce riflessa dalle foglie argentate degli ulivi.
Il Castello della Lucertola, eretto nel X secolo a controllo del territorio è l’embrione attorno al quale il paese si è arroccato (una delle due sue torri è stata trasformata in campanile).
Nel corso del tempo ha subito parziali distruzioni e numerosi rimaneggiamenti: all’inizio dell’Ottocento è stato residenza privata e vi è stato realizzato un panoramico, colorato e profumato giardino pensile.
Il maniero, dopo una frase di sciagurato declino è stato acquisito al patrimonio pubblico, provvidenzialmente restaurato e restituito, se non alla funzione, all’antico decoro; è sede del Museo della storia di Apricale.
La parrocchiale della Purificazione di Maria Vergine, l’Oratorio di San Bartolomeo, la chiesa cimiteriale di Sant’Antonio Abate e tutte le pregevoli opere d’arte che custodiscono, meritano certamente una visita, come pure i numerosi murali sparsi per le vie del paese.
Apricale ci sembra il posto giusto dove fare una sosta: l’ospitalità è cordiale e l’offerta per cenare e passare la notte è piuttosto varia e con un buon rapporto prezzo/qualità.





