La celebrazione della festa dell’Epifania, sul piano alimentare e gastronomico arriva da molto lontano e comunque senz’altro da usanze legate all’agricoltura; le pietanze per tale ricorrenza erano (ma ormai anche le tradizioni si globalizzano!) realizzate sulla base di legumi quali fagioli, ceci, lenticchie, verdure invernali, come verze e cavoli e carni di maiale.

In alcune regioni d’Italia (ma anche in Spagna con il “roscòn de Reyes Magos” e in Francia con la “Gallette des Rois” – dolci tipici dell’Epifania) c’era la tradizione della “Torta dei Magi”, una focaccia contenente monete, fave,o altri piccoli pegni: colui che trovava nella sua fetta il contrassegno veniva eletto “Re Mago” o “Re dei Saturnali”, o “Re della Fava” delle confraternite medievali.

Attualmente,il pranzo della Befana costituisce l’ultimo appuntamento di un “tour culinario” durato due settimane (considerando anche gli “avanzi” che talvolta risultano addirittura più gustosi del “cotto e mangiato”).

Vi proponiamo allora la ricetta di un piatto unico – i “vincisgrassi” – (anche se piuttosto “pesante” da metabolizzare e di non facile e rapida realizzazione – metteteci, tuttavia, buona volontà, pazienza ed ingegno e sarete ripagati!) e quella di un dolce tipico dell’epifania – la “pinza” – oltre ad una facile preparazione – i “befanini” – da mettere nella “calza”, per la gioia dei bambini:

I VINCISGRASSI DELLA MARCA MACERATESE

Questa ricetta fu descritta per la prima volta dal cuoco maceratese Antonio Nebbia nel 1783 e deriverebbe il suo nome dal generale, principe Windisch-Graetz, capo dell’esercito austriaco, giunto nelle Marche per prendere la città di Ancona all’esercito napoleonico. La ricetta probabilmente non è più quella originale, poiché ogni famiglia avrà apportato personali varianti, tuttavia l’insieme resta gustosissimo e di nobile, armonico sapore.

LA PINZA

È la ricetta per un dolce, tipico della festa dell’epifania, che si prepara in quasi tutte le regioni dell’Italia settentrionale. Il suo profumo è uno dei ricordi più belli legati all’infanzia di molte persone, tant’è che non appena lo avvertono, sono invasi da una somma di emozioni, di ricordi e d’intensa nostalgia.

La preparazione della pinza cambia da zona a zona, se non da famiglia a famiglia: ognuno ha le sue varianti personali (in relazione agli ingredienti, ai profumi, ai sapori) che vengono tramandate da nonna a nipote.

La ricetta che appresso descriviamo, lungi dall’essere la sola e l’unica originale, si propone di farvi assaggiare un dolce (uno dei pochi) che si prepara espressamente per l’Epifania: cotto la prima volta, potete variarlo a vostro piacimento e con il tempo avere anche voi la vostra “pinza” personale.

LA GASTROMIA LEGATA AL TEMPO DELLA BEFANAI BEFANINI

Questi dolcetti fanno parte dell’antica tradizione toscana (più precisamente Versiliese), legata alla festa dell’Epifania. La Versilia – la zona Nord Occidentale della regione – vanta una gastronomia semplice quanto gustosa e tante ricette tipiche della cucina povera, come , appunto, i befanini: nati dalla creatività ed industriosità delle massaie contadine – le quali avevano a disposizione solo ingredienti semplici, essenziali, d’uso quotidiano – si sono affermati come dolce celebrativo delle feste natalizie proprio perché destinati ai bambini per la tradizionale befanata, un rito (purtroppo va perdendosi) che vedeva i bambini stessi, vestiti da straccioni, come la befana, muniti di cesti contenenti dolci, andare di casa in casa, a cantare filastrocche e donare il contenuto dei cesti, in cambio di offerte in denaro. I befanini venivano e vengono regalati come dono augurale a parenti ed amici e soprattutto alle puerpere, perché pare che garantiscano abbondanza di latte.