BUON ANNO DA GUSTARE L’ITALIA
Ecco arrivare l’anno nuovo ed ecco, puntualmente, disponibile online la rivista digitale in formato sfogliabile. Potete leggerla cliccando la copertina . L’editoriale per il nuovo numero del nuovo anno lo trovate a pagina 3 e , riproposto, qui sotto. Buon anno da Gustare l’Italia .
Ha preso dunque il via il nuovo anno, il duemilaundicesimo dalla nascita di Cristo, l’undicesimo dall’inizio del terzo millennio, il duemilasettecentoquarto dalla fondazione di Roma, il cinquecento diciannovesimo dall’inizio dell’Era moderna, il 1433 per i maomettani, il 4708 per i cinesi (che per oscure ragioni sarà anche per loro “l’anno del coniglio”).
Lo salutiamo brindando con una coppa di Spumante italiano per il quale oggi non abbiamo che l’imbarazzo della scelta. Fino a qualche decennio fa non ci sarebbero stati dubbi: a san Silvestro si doveva brindare solo con lo Champagne, il vino della Belle Epoque, dell’allegra follia che dalla Francia aveva conquistato e travolto l’Europa; il nostro Spumante ne era il parente povero, poteva al massimo aspirare ad esibirsi sui modesti tavoli delle mense popolari veniva esibito nello sciocco rito dei campioni di ciclismo e di automobilismo, che per festeggiare i loro successi ci facevano (e ci fanno ancora chissà perché) la doccia.
Oggi, grazie a Dio, la differenza di qualità fra Spumante italiano e Champagne si è via via andata assottigliando e in molti casi è addirittura scomparsa. Spumante italiano dunque per salutare il nuovo anno; l’unica esitazione potremmo averla dovendo scegliere fra Nord e Sud perché oggi agli storici prodotti dell’Oltrepò pavese e della Franciacorta, si sono aggiunti strepitosi vini del meridione come quelli dei D’Araprì di San Severo, in provincia di Foggia dove tre amici hanno creato da vitigni autoctoni Spumanti di indicibile piacevolezza e giù giù fino all’azienda “Due Palme” di Cellino San Marco dove è da poco nato il “Melarosa”, uno Spumante giovane e allegro. Brindiamo dunque con spumante italiano, con buona pace dell’abate Perignon che verso la fine del XVII secolo, nell’abbazia di Hautvillers, ebbe la felice intuizione di racchiudere in una bottiglia la fragrante e profumata effervescenza del vino della regione francese chiamata Champagne.
Brindiamo con l’augurio che il nostro brindisi porti fortuna alla nostra agricoltura come auspicato dal Presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo Paolo De Castro che abbiamo intervistato.
Al nuovo anno chiediamo sommessamente di impegnarsi ad essere migliore di quello che lo ha preceduto, certi di non pretendere da lui uno sforzo eccessivo visto come si è comportato il 2010 che ci ha lasciato. In alto i calici dunque cari amici di “Gustare l’Italia” e se accanto a voi ci sarà un amico, una persona cara che non imiterà il vostro gesto perché appartiene alla demoniaca tribù degli astemi: cercate con dolcezza di farlo ravvedere, siate pazienti ma fermi, fategli intravedere l’abisso di grigiore in cui sta sprofondando, spiegategli che sta rinunciando ad una bevanda che esalta la gioia di vivere, induce all’ottimismo, dà acutezza e agilità all’ingegno e all’ispirazione.
Se gli volete bene, se davvero vi vuol bene, ne uscirete vittoriosi. E sarà una buona ragione per brindare alla saggezza recuperata. Sarà questo uno dei primi e più importanti compiti che dobbiamo prefiggerci per il nascente nuovo anno. E se ci riusciremo sarà di ottimo auspicio per il nostro futuro.
Buon anno a tutti da Gustare l’Italia



