Il Natale in Italia
Pur se per la liturgia è una solennità d’importanza minore rispetto alla Pasqua, quella del Natale risulta la festività più sentita dalla gente, anche per il significato laico che ha assunto negli ultimi cinquant’anni.
Si può dire che in Italia ci sono tanti modi per festeggiare il Natale quanti sono i paesi sparsi nella Penisola e questi occupano senza dubbio un ruolo importante tra i caratteri che segnano la nostra identità culturale.
Proponiamo ai nostri lettori una veloce carrellata di manifestazioni natalizie, sia come invito ad una gita fuori porta, sia come viaggio alla scoperta delle tradizioni.
Secondo gli storici la festa del Natale si è sovrapposta alla festa pagana dedicata al “sole invitto” proclamata dall’imperatore Aureliano nel 275, quattro giorni dopo il solstizio d’inverno, quando la luce riprende il sopravvento sul buio e le ore del giorno tornano a crescere rispetto a quelle della notte.
Fin dal 336 – come testimonia il calendario filocaliano redatto nel 354 – la Chiesa romana aveva istituito una festa commemorativa della nascita di Gesù: “Cristo è il nostro nuovo sole”, diceva Sant’Ambrogio.
Papa Liberio nel 354 impose il Natale come ricorrenza solenne della cristianità, ciononostante moltissime tradizioni legate alla festa pagana del “sole invitto” sono giunte fino ai nostri giorni: in tanti paesi si “allontana” il buio per tornare a vita nuova; questo è il motivo dei “falò” che bruciano in tanti paesi italiani in prossimità delle feste natalizie.
Castelsilano (Kr – Calabria)
Nella notte della vigilia di Natale in tutti i rioni del paese si sente lo scoppiettio delle focare (falò), accesi per scaldare Gesù Bambino.
Da vedere: le mura esterne delle abitazioni affrescate con murali di grandi dimensioni aventi a soggetto le attività umane e i lavori oggi scomparsi; il ceppo dei Fratelli Bandiera, monumento che ricorda il luogo in cui furono catturati gli eroi del Risorgimento nazionale; nelle vicinanze: l’Abbazia di San Giovanni in Fiore e i ruderi di Acerentia.
Da acquistare: coperte intessute nel telaio a mano, con fibre derivanti dalle piante di ginestra macerate ed unite ai migliori fili, con disegni originali; oggetti di oreficeria tradizionale artigianale (la jennacca collana tipica composta di tanti piccoli grani d’oro).
Nemoli (Pz – Basilicata)
Tronchi enormi calati giù dai monti bruciano ininterrottamente dalla vigilia di Natale all’Epifania, al suono di zampogne e ciaramelle, per portare la lieta novella della santa Nascita. Attorno al fuoco si gustano le tipiche zeppole e si beve il vin brulé.
Da vedere: il paese conserva aspetti di architettura povera, con alcuni portali in pietra sparsi per i vicoli del centro storico; notevole risulta il loggiato di palazzo Filizzola; la chiesa parrocchiale, custodisce una Madonna policroma del Trecento.
Da acquistare: i tipici ghiummarieddi (involtini di interiora), gli insaccati fatti in casa, i formaggi ovo/caprini.
Tarcento (Ud – Friuli Venezia Giulia)
Il “Palio dai Pignarulars” è una festa di tono pagano che prevede sfide incrociate da parte delle diverse frazioni del paese che iniziano con una spettacolare corsa di carri infuocati e con la rievocazione storica (tutti in costume trecentesco) dell’investitura del castello di Coja. L’evento termina con l’accensione del falò epifanico (pignarul) nel castello di Coja, mentre altri gli fanno concorrenza sulle alture vicine.
Da vedere: chiesa parrocchiale con il bellissimo portale archiacuto della metà del Quattrocento; Palazzo Frangipane della Rotonda (sec. XVII) con la sua bella “fontana dell’amore”; la cinquecentesca Villa Pontoni, il “Palazàt”, le cui pregevoli decorazioni interne andarono perse con il terremoto del 1976; Villa De Rubeis Florit (sec: XIV), con stucchi e decorazioni; da fine novembre a metà dicembre, il mercatino di Natale;
Da acquistare: il prosciutto di San Daniele, uno dei più famosi e buoni prodotti gastronomici del Friuli, stagionato un anno nel microclima particolare che unisce la brezza marina a quella che scende dalle Prealpi carniche.
Agnone (Is – Molise)
La ‘ndocciata è una manifestazione contadina di spiritualità popolare; il giorno della vigilia di Natale vari gruppi di centinaia d’uomini paludati di un mantello a ruota, portano sulle spalle pesantissimi ventagli di ‘ndoccie (fiaccole) fatte con listelli d’abete, scortati da carri che celebrano il mondo contadino.
L’evento si conclude nella piazza del paese con un grande falò purificatorio, diretto ad esorcizzare ogni avversità.
Dal 2000 la manifestazione si svolge anche il giorno dell’Immacolata Concezione (8 dicembre).
Da vedere: non bisogna mancare una visita all’antichissima fonderia pontificia Marinelli – la più antica azienda familiare d’Europa (fondata nell’anno mille); la trecentesca chiesa di San Francesco; il chiostro del Convento dei Padri Conventuali, affrescato con immagini della vita del Santo d’Assisi, la chiesa di Sant’Emidio (sec. XIV) ricca di capolavori artistici tra cui le statue a grandezza naturale dei 12 Apostoli, di scuola napoletana.
Da acquistare: da lavorazioni artigianali, oggetti d’arte in bronzo, rame e ferro battuto, ricami, carni ovine, mozzarelle, fior di latte, caciocavalli speciali confetti, detti “ricci”, le ostie ripiene e tanti altri dolci della tradizione
Nereto (Te – Abruzzo)
Per tutta la settimana di Natale viene tenuto acceso un grande falò, legato all’antica tradizione dei fuochi del solstizio d’inverno, accesi per esorcizzare il buio e propiziare la luce del nuovo ciclo naturale che ricomincia. L’usanza dei fuochi natalizi è comune un po’ a tutto l’Abruzzo.
Da vedere: la Chiesa di Santa Maria della Consolazione con il ciclo pittorico sul miracolo della Madonna nel salvare il paese dalla distruzione che stava per essere perpetrata dall’esercito francese nel 1799.
Da acquistare: cereali cosiddetti minori, farro e saragolla del mugnaio, un tipo di grano antichissimo risalente all’antico Egitto, insaccati e prosciutti, vino Montepulciano d’Abruzzo Riserva D.O.C.G.



