Per poter diventare dei provetti degustatori i buoni propositi non bastano; occorre “studiare” (bere con cognizione) e studiare conoscendo le regole e la grammatica necessarie: cioè quell’insieme di norme che devono essere rispettate per permettere a chi parla e a chi ascolta di potersi intendere in modo corretto.

Dobbiamo necessariamente cominciare dall’alfabeto ed imparare la terminologia adatta ai diversi aspetti della degustazione.

Iniziamo considerando l’aspetto visivo: la bottiglia è stata stappata con l’attenzione che merita la divina bevanda e il vino è stato versato nel bicchiere.

E’ quasi superfluo dire che il bicchiere deve essere sempre di vetro o meglio ancora di cristallo, sottile, limpido, senza colore o sfumature.

Qualcuno usa in casa – e purtroppo anche in certi ristoranti – bicchieri a calice di vetro verde o giallo oro per i vini bianchi. Errore grossolano perché in questo modo si perde uno dei primi piaceri che dovrebbe darci il vino: e soprattutto ci impedisce di dare il primo giudizio che riguarda appunto l’aspetto visivo.

A questo proposito, una volta osservato il vino nel bicchiere, possiamo dare uno dei seguenti giudizi:

Stato di limpidezza

• limpido: trasparente senza velature o corpi estranei;

• brillante: trasmette luce;

• lucido: luminoso in senso statico;

• opaco: non trasparente e senza luce;

• velato: in parte limpido e in parte opaco a onde;

• torbido: presenza d’impurità che non fanno filtrare la luce chiara;

• tartrati: impurità granulari o filiformi.

Fluidita’

• scorrevole: con buona fluidità;

• oleoso: denso con la dinamicità dell’olio;

• archetti: presenza di glicerina (sono ampi e stretti).

Effervescenza

• perlage: bollicine che salgono e lo determinano (fine, grossolano, persistente, breve);

• spuma: effervescente che si può presentare ricca, scarsa, persistente, breve.

Da una successiva analisi del colore distingueremo i vini nelle seguenti categorie:

Vini Bianchi

• bianco carta: incolore quasi come l’acqua;

• giallo verdognolo: con in più l’ombra verdolina;

• giallo paglierino scarico: color paglia sbiadita;

• giallo paglierino: la paglia normale;

• giallo paglierino carico: la paglia bagnata;

• giallo oro;

• giallo ramato: color oro tendente al rame (oro antico);

• giallo ambrato: tonalità più scura, tipico dei vini liquorosi, passiti da dessert.

Tutte queste tonalità possono avere riflessi verdognoli dorati o ambrati più o meno accentuati.

Vini Rosati

• rosa pallido: come i petali dell’omonimo fiore;

• rosa antico;

• cerasuolo: ricorda le ciliegie con sfumature chiare;

• chiaretto: un cerasuolo più carico e brillante;

• buccia di cipolla: tra il rosa carico e il giallino.

Vini Rossi

• rosso granata;

• rosso granata scuro;

• rosso rubino scarico;

• rosso rubino;

• rosso rubino carico;

• rosso porpora: tonalità intensa

con tendenza al viola;

• rosso amaranto: tipico della ciliegia

molto matura;

• rosso ramato: con riflessi.

Queste tonalità possono avere riflessi mattonati e ramati, con unghia arancione. Sono considerati difetti le sfumature bluastre, volpine e marroni.

Vi raccomandiamo: studiate, studiate…

E vi salutiamo con questa rima di Dante: “… guarda il calor del sol che si fa vino giunto all’umor che dalla vite cola”.

Angelo e Piero Solci