“Da Berti”, oasi di pace ed eleganza
Il vero gourmet che arriverà per la prima volta a Milano in occasione della Grande Esposizione del 2015 sarà certo curioso di visitare i ristoranti dove poter incontrare il meglio della cucina del nostro Paese, i sapori autentici e genuini della nostra terra.
“Gustare l’Italia” vuol dare il proprio contributo a questo legittimo desiderio e segnalerà quei locali ai quali il turista goloso non dovrà rinunciare per nessuna ragione.
Iniziamo la rassegna partendo da uno dei più tradizionali ristoranti della cucina meneghina: “Da Berti” a Milano
Fa parte dell’Associazione Locali d’Italia, che riunisce i 200 più antichi e prestigiosi ristoranti, alberghi, pasticcerie, confetterie, caffè letterari che hanno fatto la storia del nostro paese.
È il ristorante “Da Berti”, un’oasi di pace ed eleganza, dove amavano sostare e dipingere Treccani e Veronesi, dove si sono intrattenuti uomini e donne di cultura e di scienza, come Enzo Biagi, Carlo Castellaneta, lo scultore Minguzzi, il premio Nobel Rita Levi Montalcini.
La sua storia ebbe inizio nel secolo scorso, precisamente nel 1866: quell’anno venne posata la prima pietra della Galleria Vittorio Emanuele. Milano, che stava diventando la “grande Milano”, con le sue fabbriche a vapore e i primi immigrati, era a quel tempo una città con poco più di 400 vie, 40 piazze, 20 corsi, 12 bastioni e 14 viali: fuori dalle mura spagnole c’erano solo campagna e casupole, con un incredibile numero di trattorie, osterie, bettole, cantine. Un oste decise di aprire la sua attività fuori porta.
Nacque così la “Nuova osteria della Stazione Centrale”, che venne presto soprannominata “usteria di lader” (osteria del ladri) per la professione di gran parte dei suoi frequentatori che qui avevano la base e che si mescolavano tra le bevute dopo-lavoro degli operai.
Qui si incontrano politici ed imprenditori
Oggi “Da Berti”, guidato da oltre 30 anni da Enrica Colombi e dal figlio Gigi Rota, è considerato uno storico punto d’incontro della politica e dell’imprenditoria italiana e internazionale.
Possiede quattro ampi ambienti raffinati ed eleganti: la sala affrescata, la sala Radetzky, la sala delle etichette e la sala Liebig, con soffitti a travi e, alle pareti, cimeli del bel tempo che fu; una grandissima veranda e una vasta cantina dell’Ottocento sono i suoi gioielli.
Nel periodo dell’Expo, da maggio a ottobre, si potrà pranzare e cenare nel bellissimo giardino; piante secolari, alte siepi e vite americana racchiudono gli ospiti in una sorta di prezioso spazio dove tempo e impegni si dimenticano di fronte ad una buona tavola.
Il traffico e il rumore della città sono lontani, confinati al di là del parco.
Il profumo è quello delle carni grigliate che si diffonde dal grande barbecue sotto gli alberi. A lato del giardino si estende l’ampia veranda con affreschi che aprono vedute sul passato: Berti com’era nel 1866, Corso Vittorio Emanuele e Corsia dei Servi a fine secolo, Porta Romana quand’era ancora la “bella” amata dai milanesi.
Un’altra meraviglia del ristorante è la cantina: un dedalo di archi e volte in mattoni, corridoi, stanze, angoli che si snodano sotto tutto il ristorante; sono l’eredità ottocentesca dell’antica osteria.
Qui un tempo erano collocate le botti per la mescita dei vini, qui oggi si può cenare a lume di candela e vivere così un’esperienza romantica e rara perché pochissimi ristoranti possiedono un tale gioiello architettonico d’epoca perfettamente conservato.
Dallo scorso anno è stato chiamato alla direzione della cucina lo chef Mauro Rossi che, pur essendo nato in provincia di Modena, è a tutti gli effetti un perfetto interprete della gastronomia meneghina.
A differenza di Toni Sarcina, Mauro non ha dubbi e, d’accordo con Gigi Rota e mamma Enrica, il biglietto da visita gastronomico che proporrà agli ospiti stranieri sarà un autentico, perfetto, originale “Risotto alla milanese con l’ossobuco”.
Per info: Ristorante Da Berti – Via Algarotti, 20 – Milano – Tel. 02.6694627
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