Dal Salento arte luminosa per il mondo
Un attimo, un interminabile attimo di meraviglia in cui gli occhi si spalancano e seguono centinaia di luci colorate che si accendono rincorrendosi freneticamente fino a formare meravigliosi merletti sullo sfondo della notte. Il cielo diventa tela e la luce pennello; insieme modellano lo spazio regalando sensazioni che fanno vibrare il cuore dello spettatore che in quell’attimo si trova coinvolto, cosciente di far parte di un opera d’arte, parte integrante di un dipinto.
La luce diventa arte sapiente di disegnare le luminarie.
Non esiste festa patronale senza le luminarie, e nel Salento sono imprescindibili.
Per dare verbalmente importanza alla festa si attribuisce la definizione di “festa cu li pali” cioè “festa con i pali” (i pali dileguo, base portante delle luminarie), rendendola così più prestigiosa e sentita.
Non esiste e tantomeno non è pensabile un Santo Patrono a cui non viene fatta la festa “cu li pali”, e per un anno intero il popolo devoto lavora per trovare sostegno economico per dimostrare al suo Santo la devozione. E così luminarie bellissime addobbano strade, piazze e sagrati.
La realizzazione è preceduta dalla progettazione da parte di esperte mani di artisti che disegnano prima su carta, utilizzando matite colorate per imitare i colori delle luci, seguita dalla produzione di una miniatura in legno. A questo punto si costruisce l’intera struttura in telai, come un puzzle, da montare pezzo per pezzo nella piazza o strada che sia. Il legno usato è l’abete, facile al taglio (intaglio), robusto e di giusto peso.
Non è tutto così semplice come potrebbe sembrare: dietro le quinte c’è un grande lavoro di veri artisti , persone che hanno un grande senso della prospettiva e uno squisito gusto cromatico. Vedere montare una luminaria lascia stupiti.
Guardare gli addetti al montaggio attaccati a dei pali altissimi, con il compito di assemblare i vari pezzi, fa pensare agli Indiani d’America impiegati nella costruzione dei grattacieli che si muovono sicuri e con rapidità.
Di giorno queste strutture sembrano enormi realizzazioni di candido pizzo poiché le luminarie spente e alla luce del sole sono bianchissime; la struttura in legno è dipinta di bianco per riflettere nel buio il bagliore della luce.
Chissà quando sono nate le luminarie e chi è stato il primo a farne uso. In antichità al posto delle lampadine si usava il carburo di acetilene, messo in contenitori appoggiati sull’estremità delle strutture. Si possono immaginare i problemi causati alle persone che passeggiavano al di sotto nel momento in cui uno di questi contenitori , per un colpo di vento, si rovesciava!
Le moderne lampadine collegate a sistemi elettrici non hanno fatto perdere l’amore per la realizzazione artigianale delle luminarie. Le lampadine vengono tutt’ora dipinte a mano con vernici particolari e successivamente cotte per poter avere brillantezza e trasparenza, che con grande pazienza vengono montate una ad una per dare vita a fiori, tribali, rosoni e arabeschi. Scorrano, nel Salento, è il simbolo delle luminarie, è il luogo dove devozione ed effimero si uniscono per dare spettacolo alla più grande manifestazione religiosa.
A Scorrano luminarie altissime inglobano tutto il centro storico , creano un contenitore da favola dove lo spettatore è quasi stordito da tale maestosità e armonie cromatiche per la festa della Patrona Santa Domenica.
La devozione per la Santa risale agli inizi del 1600, quando il flagello della peste stava decimando la popolazione. Santa Domenica apparve presso la porta del paese e debellò il flagello. Chiese ad ogni cittadino guarito di accendere una lampada ad olio sul davanzale della propria finestra. E fu così che tutta Scorrano si copri di luci e il male che affliggeva il paese fu estirpato. La tradizione continua ancora oggi per tutta la durata della festa: per tre giorni ogni casa lascia la luce esterna accesa e durante la processione dei lumini segna il percorso.
Nella zona nascono due delle più famose ditte di luminarie, Mariano e De Cagna, e per questo appuntamento patronale annuale lo sforzo creativo, direttamente proporzionale alla devozione, le spinge a superarsi anno dopo anno, sempre diverse e sempre più spettacolari e imponenti. Vengono utilizzate oltre un milione e mezzo di lampadine. Quest’anno la cassa armonica riprendeva la basilica di S.Pietro con una altezza di 25 metri e la cupola di 12, addobbata con 30.000 lampadine. 11 tutto collocato in scenografie pirotecniche musicali che precedono il momento più atteso dai devoti: l’accensione delle luminarie, che avviene storicamente per questa festa ogni anno allo stesso giorno e alla stessa ora. Non esiste Autorità o personaggio che sposti questo appuntamento: ci si trova tutti insieme in piazza alle 21.00 del 5 luglio per vivere l’accensione, che non sarà solo delle luci ma anche delle emozioni, nell’attimo esatto in cui un grande dipinto investe tutti quanti colorando anche l’anima. Festa grande il 6. L’epilogo il 7.
Questi sapientissimi artisti, quasi sconosciuti in Italia, subito dopo la festa smontano delicatamente il tutto, pezzo per pezzo, ed esportano quest’arte luminosa in giro per il mondo: New York, Cina, Giappone, Corea… dove li conoscono bene e li apprezzano adeguatamente.



